


Quella che, dalla gelida brezza che stamattina si insinua sotto ai vestiti, pare ormai essere la fu torrida estate 2026, mi aveva quest’anno sfinito. Una stanchezza sottile, di movimento e di pensiero, mi aveva svuotato e demotivato: caldo, esami dei ragazzi, soglia dei cinquant’anni? Non lo so. So che Valtopina mi è venuta in soccorso. Avevo davanti a me lo stand di Raffaella Bartolucci con il punto Assisi e alla mia sinistra La mi’ cocca Deruta con le sue fuseruole e… I piattini per l’800enario della morte di San Francesco, che da subito mi avevano fatto fremere il portafoglio: per un anniversario di matrimonio importante avevo istantaneamente deciso che si sarebbero messi in viaggio con me (la campanella, poi…). Tornata a casa, il mio primo amore degli 8 anni, il punto Assisi, si era fatto trovare pronto, carico di rinnovata voglia di ricamare. Non facevo più fili contati da così tanto tempo che non riuscivo più a trovare un ago senza punta! Che vergogna! Eppure, i gesti ritrovati e la delizia del punto quadro mi hanno rinegerato!



Sulla scia del primo lavoro, ho rifatto lo styling del vecchio sacchettino Assisi, scucendo e ricamando i passanti per la coulisse, aggiungendone un paio alle estremità per una chiusura più efficiente e poi riarrotolando un cordino. Visto che c’ero, ho ripassato l’orlo di una striscia fatta anni or sono e aggiunto le nappine angolari mancanti. La cosa buffa è che per entrambi i lavori avevo ancora le matasse originarie di ritorto fiorentino. Questo significa, per prima cosa, che uso troppo poco i perlè in generale; seconda cosa, che le matasse di filo stanno lì ad attendere, nella scatola buia e dimenticata, il momento del riscatto, per farti fare il conto degli anni, senza scrupolo e con gran divertimento: il colore intatto, con la sua brillanza, ha eccitato una sinapsi arruginita, che ha sbloccato il ricordo dell’esatto momento in cui ricamavo la striscia, in vacanza in Puglia, al tavolino della casa fronte mare blu verde. Mario aveva due anni, quindi parliamo di 17 anni fa, e si addormentava mangiando con una fetta di pizza in bocca: uno squarcio di memoria, veicolato da un groviglio di fili color mattone.



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