

Il libro cartaceo porta in sé la tirannia del limite fisico. Non puoi mettere quante pagine vuoi: ci hai la regola dei quarti, che sono le sbarre alle finestre o il recinto in cui puoi pascolare. Ti serve una pagina in più? Ne devi mettere quattro. Oppure far stare i contenuti precedenti più stretti. Qui avevo il problema della citazione: cioè, io non avrei avuto problemi a considerare solo la citazione in lingua originale, ma ero quasi certa che il popolo delle ricamatrici italiane sarebbe sceso in piazza con i cartelli e avrebbe organizzato una rivolta spettacolare (a cui, in effetti, avrei voluto assistere) e quindi mi ero risolta a inserire anche la traduzione… Che però mi prende quattro pagine. Bene! Direte voi… Giusto le quattro pagine che ti servivano! C’è però il problema dell’entità del libretto, se si vuole la rilegatura con punto metallico (che volevo per praticità ed economicità per tutti). Così avevo chiamato il mio efficiente consulente della carta, chiedendo se si potesse fare una magia compressiva, magari riducendo lo spessore della carta. Mentre attendevo il responso, avevo sfidato la sorte e, in una sorta di scaramantico rito propiziatorio, mi ero lanciata nel disegno dell’italiano…



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