Se mai uno, anche il meno famoso, dei compilatori dei cataloghi delle varietà delle rose, si trovasse a leggere il mio blog, ne chiederebbe la chiusura definitiva alla polizia postale, dove aver letto questo mio post, in cui racconto come ho scelto i colori delle mie rose, rubandoli ad una coppia di ortensie. Mi rendo io stessa conto del paradosso, ma qui era… Questione di vita o di morte. In preda al delirio giardiniero, avevo comprato al mio compleanno due ortensie, innocentemente e ingenuamente sedotta dal gioco di colori, contemporaneamente delicato e spudorato, che gli occhi colgono tuffandosi nei meandri labirintici di quei giganteschi mazzi di fiori appesi a rami esili strizzati in minuscoli vasetti. Avevo letto che in un balcone a nord ovest forse sarei riuscita a farle sopravvivere. Qualche giorno dopo, avevo realizzato che era febbraio. Sì, ridete pure della mia sconfinata ignoranza. Me lo merito. Mi ero messa a studiarmi la faccenda e avevo scoperto che le mie creature erano state “forzate” e che quest’anno, a maggio, come sarebbe stata loro natura fare, non avrebbero fiorito, visto che lo stavano facendo ora. Ma soprattutto che… Quelle forzate sono piante più delicate. Che se malauguratamente si fosse deciso di rinvasarle, sarebbero state condannate a morte certa nel giro di una settimana… Ehm…Sì… Le avevo rinvasate. Per fortuna il tizio del video aveva usato una strategia comunicativa violenta, perché anche mentre ora riposto il post scritto qualche tempo fa, le creature vegetano senza apparenti danni. Le avevo ricoverate in un doppio vetro che praticamente è una serra riscaldata (visto che il vetro interno è come una sottile crosta di zucchero filato), forse molto simile all’incubatrice in cui sono nate. Ogni mattina aprivo le ante scrutando i fiori e le foglie e qualche volta le portavo sul balcone in vacanza. Una volta mi avevano fatto una scenata, facendosi trovare a terra svenute e disidratate per un po’ di vento e io avevo roteato gli occhi: non ho mai concesso scenate del genere neanche ad Anita. E siccome, come ogni sciocca madre fa, mi ero innamorata delle mie creature fragili, avevo deciso che i colori per queste mie lettere di rose, sarebbero stati i loro.