Al di là della progettazione simbolica o estetica del pezzo, mentre assemblavo il bouquet, mi sono imbattuta in grossi problemi tecnici, che si sono complicati, negli anni, da quando penso ai miei ricami come possibili modelli riproducibili. Cioè… Ho sempre nella testa chi dopo di me vorrà copiare e fare sua la mia esperienza e qui, in particolare, ero preoccupata della difficoltà dei punti che in origine volevano essere sono accennati (punto pittura e punto pieno) ed ora sono quasi prevalenti. Ma ho anche pensato che, se si propongono sempre e solo modelli con punti accessibili a tutti, si rischia di non evolvere, e che forse addirittura la sfida è quella di portare punti un po’ più complicati ad essere proprio accessibili a tutti. Per semplificare di molto le cose, ho scelto di standardizzare il ricamo degli elementi ripetitivi a punto pittura: in sostanza tutti gli anemoni, gli anthurium e i gruppi di foglie di eucalipto sono uguali. Ho, cioè, trovato una regoletta da proporre, in modo che non ci sia un modello colorato da seguire, ma una sequenza di colori da usare. L’obiettivo è che non si dica che serve una sensibilità al colore (mito molto diffuso e da sfatare) per ricamare a punto pittura questi elementi.

L’altro grosso problema tecnico era che volevo introdurre un movimento tridimensionale alla composizione e che quindi non potevo limitarmi al piattume del punto pittura: è così che sono arrivate le bacche a punto pieno e le rose a punto vapore e punto vapore festonato, le prime con un rilievo dolce come una collina, le seconde come violenti affioramenti rocciosi. Non irrilevanti, anche se meno evidenti, le differenze tra l’uso della gugliata a due fili anziché due e l’introduzione dei nodini. Per arrivarci, ho dovuto disfare tutto più volte: o l’esperienza non è mai abbastanza, oppure non ho abbastanza esperienza.