Dopo tanto rumore (per nulla) ho preferito ricamare in silenzio.

Ho attraversato a piedi nudi la radura umida e ho varcato la soglia del bosco in cui dimorano i pensieri stivati. Mi sono seduta sulla sponda del fiume ad osservarli vagare nella nebbia: si rincorrevano confusi, rotolavano e mi provocavano, ma io rimanevo distaccata, eppure un po’ svuotata. Senza energia, senza volontà d’azione.

Distratta in questi mesi dalle mie faccende e da quelle di gente senza pudore, non mi sono accorta e osservo ora, riepilogando fiere, eventi e movimenti social, che questa inquietudine paralizzante pare essere scivolata sotto gli stipiti di tante porte, rodendo energia ed entusiasmo, come il Nulla dilagante della Storia Infinita. Che cosa accade? Solo il mio sguardo è in allerta? Il mio dono (e la mia condanna) è che sono nata atrocemente pragmatica… E prendo atto. Di tante cose, talvolta di troppe cose. In silenzio o quasi.

C’è chi dice che noi creiamo la nostra realtà. E allora mi faccio responsabile di questa nebbia nera che annulla e torno alle origini, solo ricamando, scrivendo, disegnando e ricamando: se troviamo il mozzicone spento e gli restituiamo una scintilla, il fuoco magari potrebbe diradare la nebbia.

Anche a me non piacciono i messaggi criptici, ma avevo finito la birra…

Punto erba rasatello a un filo.